venerdì 18 marzo 2016

L'insonnia. Comunque.

Insonnia è una parola perbenista per descrivere in maniera gentile il fastidio legato al non dormire.
Non c'è niente di poetico nell'insonnia, nonostante abbiano cercato di farci capire questo in Sleepless in Seattle. Personalmente mi sento più come una pantera rinchiusa in una gabbia da uccellini quando non riesco a dormire, altro che pensieri d'amore...
E quindi, dopo litri di tisana calda, un po' di televisione, qualche riga di un libro, le parole crociate, qualche quadretto di cioccolata perchè è la scusa giusta, sette secondii di meditazione, un pensiero ai doveri di domani, le coccole al gatto, i pensieri sul metterti a fare le pulizie di fondo o preparare i regali per il prossimo Natale, dopo tutto ciò, finisci inevitabilmente a cazzegiare (e non c'è altra parola per dirlo) sul web e valuti che non c'è niente da fare, perchè quando uno soffre d'insonnia, c'è una sola cosa che vorrebbe fare, ed è dormire. Sia che tu ti senta una pantera in gabbia o beatamente zen dopo avere accettato il tuo stato, sei comunque un reietto e la sveglia suonerà comunque domani mattina. E comunque ti dovrai alzare.
...che ci vuole pazienza nella vita...

martedì 26 gennaio 2016

Un passo fuori dalla comfort zone dell'usato...

Le novità mi mettono ansia. 
C'è gente che si tuffa nel nuovo come nel mare in una giornata di estate, senza pensieri e con un senso di libertà.
Io il nuovo lo guardo con sospetto. Lo scruto da lontano, lo annuso, cerco di capirlo senza farmi vedere. Mi avvicino di soppiatto, in punta di piedi, come fanno i gatti quando c'è qualcosa che li incuriosisce e che, appunto, non conoscono.
Nell'angolo più lontano dalla zona cosciente della mia mente so che tutto ciò che è nuovo mi semplificherà la vita, perchè, essendo appunto nuovo, sarà certamente più veloce, più economico, più funzionale... eppure, fatico ad uscire dalla comfort zone dell'usato, del mio usato. Delle mie cose conosco ogni angolo, ogni sospiro, ogni debolezza e punto di forza, ogni filo che ha smarrito la strada della trama e ci vorrà un tempo biblicamente lungo per trasformare una cosa nuova che entra nella mia vita in qualcosa che è parte della mia vita... 
...e poi, all'improvviso, dopo lunghi appostamenti e timidi approcci, mi lancio sul nuovo con una fame e una curiosità voraci. Mi lancio come se non avessi un domani e vengo irrimediabilmente rapita dalla funzionalità e dall'universo inesplorato, affascinante e pieno di prospettive del nuovo e, lentamente, giungo al distacco da ciò che prima era mio. E questo mi capita con molte cose, che sia un computer, dei piatti, un paio di scarpe o le persone che, per quanto non ci appartengano, tuttavia a volte camminano abbastanza tempo con noi per poter dire che fanno parte della nostra vita, della nostra comfort zone....

Insomma, c'è chi si tuffa e chi invece passeggia e il mondo sarebbe infinitamente noioso se tutti fossimo uguali...