martedì 11 settembre 2018

La casa nella via sospesa nel Tempo

C'è una strada laterale al centro abitato, nella città vicina al piccolo centro dove vivo da qualche tempo, che si snoda ai piedi di una vecchia villa ormai diroccata.
E' una strada pedonale e già questo la rende insolita e tranquilla, ed è costeggiata da ippocastani, che in questa stagione si stanno lentamente tingendo di giallo e arancione.
Qualche tempo fa, in un pigro pomeriggio di domenica, mi ci sono avventurata, certa come sono che solo passeggiando per le vie si possono scoprire piccole meraviglie e particolari difficilmente notabili in altro modo.
C'è una strana atmosfera in questa via, che è come sospesa nel Tempo. Non c'è traffico e si incontrano poche persone, le case sono graziose e curate, come piccoli doni di altri tempi.
L'ultima casa della via, di color azzurro carta da zucchero, polveroso e sbiadito dagli anni, pare essere in vendita.
Non sono entrata, l'ho solo guardata dall'esterno. Ma mi ha rapito il cuore. Nei dieci minuti trascorsi a guardare il giardino, le finestre e l'ingresso ho vissuto una vita intera lì dentro.
Ho vissuto ogni spazio, ogni angolo, ogni mobile, ogni fiore, ogni piatto, ogni sedia, ogni sogno che avrei potuto portare lì dentro... La mia vita e i miei gatti che si adattavano perfettamente alla casa...

E...così è la vita. Ci sono posti in cui ti senti a casa, istintivamente, anche se sei solo di passaggio.
Posti che ti rapiscono l'anima e risuonano dentro di te e con te. E' alchimia o solo una connessione dell'anima.
E' un gioco di luce oppure l'aria che respiri. 
Succede e basta.

Ovviamente, la casa non l'ho comprata. Ma ci passo spesso davanti. E ho sempre la sensazione, quel piccolo, struggente, malinconico rimpianto, che ci sia qualcuno che vive a casa mia...

sabato 6 gennaio 2018

6 Gennaio

6 gennaio, Epifania.
Tempo di togliere le decorazioni in casa e disfare l'albero. 
Anche quest'anno lo farò con un misto di sollievo e malinconia. 
Sollievo, perchè finamente rientro in possesso di tutti gli spazi di casa mia, già piccina, inenarrabilmente stracarica nel periodo natalizio ... pare impossibile, ma l'albero, per quanto di modeste dimensioni, occupa uno spazio notevole e ingombra non solo lo spazio, ma anche le energie della casa. 
Malinconia perchè bene o male, il Natale è una stagione del cuore, degli affetti , dei ricordi anche, e disfarlo mi fa sempre pensare che qualche piccola parte di me se ne va e non tornerà più...
Ogni anno sono sempre più pigra, o forse sono solo molto più stanca di un tempo, e mi dico che non decorerò proprio niente, ma poi è più forte di me, non riesco a resistere, e mi porto su l'albero dalla cantina e poi gioco con le lucine, aggiungo le decorazioni, mi sento felice come una bimba quando la sera le lucine cambiano l'atmosfera di casa, aggiungendo quelo tocco di piccola magia...
E' un periodo in cui, per qualche giorno, mi sento un po' vuota, perchè ho sempre pensato che l'attesa del Natale, la corsa ai regali, il preparare i pacchetti e il pensare a tante persone, e poi il vortice delle feste, dei pranzi, del Capodanno, tutte queste cose ci aiutano a tuffarci spensierati e divertiti nel cuore dell'inverno, e poi quando tutto è finito, quando la casa ha ritrovato di nuovo il suo ordine e la sua dimensione abituali, ci si sente un po' smarriti... ci si rende conto che è inverno, che le giornate sono grigie e ancora lunghe, che i fiori sono pochi e gli alberi tutti spogli e che l'inverno è ancora lungo, si stende davanti a noi ...
pochi giorni soltanto... poi riprendo il ritmo, riflessiva... in fin dei conti, bisogna prendere e accettare quello che viene, come viene e cercare di essere, se non proprio felici, almeno predisposti ai piccoli cambiamenti...

venerdì 18 marzo 2016

L'insonnia. Comunque.

Insonnia è una parola perbenista per descrivere in maniera gentile il fastidio legato al non dormire.
Non c'è niente di poetico nell'insonnia, nonostante abbiano cercato di farci capire questo in Sleepless in Seattle. Personalmente mi sento più come una pantera rinchiusa in una gabbia da uccellini quando non riesco a dormire, altro che pensieri d'amore...
E quindi, dopo litri di tisana calda, un po' di televisione, qualche riga di un libro, le parole crociate, qualche quadretto di cioccolata perchè è la scusa giusta, sette secondii di meditazione, un pensiero ai doveri di domani, le coccole al gatto, i pensieri sul metterti a fare le pulizie di fondo o preparare i regali per il prossimo Natale, dopo tutto ciò, finisci inevitabilmente a cazzegiare (e non c'è altra parola per dirlo) sul web e valuti che non c'è niente da fare, perchè quando uno soffre d'insonnia, c'è una sola cosa che vorrebbe fare, ed è dormire. Sia che tu ti senta una pantera in gabbia o beatamente zen dopo avere accettato il tuo stato, sei comunque un reietto e la sveglia suonerà comunque domani mattina. E comunque ti dovrai alzare.
...che ci vuole pazienza nella vita...

martedì 26 gennaio 2016

Un passo fuori dalla comfort zone dell'usato...

Le novità mi mettono ansia. 
C'è gente che si tuffa nel nuovo come nel mare in una giornata di estate, senza pensieri e con un senso di libertà.
Io il nuovo lo guardo con sospetto. Lo scruto da lontano, lo annuso, cerco di capirlo senza farmi vedere. Mi avvicino di soppiatto, in punta di piedi, come fanno i gatti quando c'è qualcosa che li incuriosisce e che, appunto, non conoscono.
Nell'angolo più lontano dalla zona cosciente della mia mente so che tutto ciò che è nuovo mi semplificherà la vita, perchè, essendo appunto nuovo, sarà certamente più veloce, più economico, più funzionale... eppure, fatico ad uscire dalla comfort zone dell'usato, del mio usato. Delle mie cose conosco ogni angolo, ogni sospiro, ogni debolezza e punto di forza, ogni filo che ha smarrito la strada della trama e ci vorrà un tempo biblicamente lungo per trasformare una cosa nuova che entra nella mia vita in qualcosa che è parte della mia vita... 
...e poi, all'improvviso, dopo lunghi appostamenti e timidi approcci, mi lancio sul nuovo con una fame e una curiosità voraci. Mi lancio come se non avessi un domani e vengo irrimediabilmente rapita dalla funzionalità e dall'universo inesplorato, affascinante e pieno di prospettive del nuovo e, lentamente, giungo al distacco da ciò che prima era mio. E questo mi capita con molte cose, che sia un computer, dei piatti, un paio di scarpe o le persone che, per quanto non ci appartengano, tuttavia a volte camminano abbastanza tempo con noi per poter dire che fanno parte della nostra vita, della nostra comfort zone....

Insomma, c'è chi si tuffa e chi invece passeggia e il mondo sarebbe infinitamente noioso se tutti fossimo uguali...

giovedì 1 ottobre 2015

La scala del disordine

La scorsa settimana sono caduta dalle scale. Uscivo da casa di amici, pioveva e mentre mi concentravo per aprire l'ombrello, ho appoggiato male il piede e 'tutti giù per terra', come nella filastrocca dei bambini. 
Sono atterrata in ginocchio a metà della scala, che conta diciassette gradini e mi chiedo: non se ne poteva fare uno in più o uno in meno? Insomma, il diciassette è particolarmente infausto, ci vuole proprio un senso dell'umorismo perverso per non cambiare il numero... 
Pur essendo planata in ginocchio, ho comunque riportato una serie di lividi dal ginocchio alla caviglia a distanza gradino. Fantozziano. Se la racconto in giro mi chiedono: ma come fai? Non lo so. Ognuno nasce con un talento e forse questo è il mio, per quanto insano e bislacco. A volte penso che capitino solo a me. 
Forse è solo distrazione o stanchezza, ma quest'anno è già la seconda volta che mi capita. La prima, all'inizio dell'estate, stavo uscendo da un bar in centro, metto male il piede anche quella volta e giù io... essendoci solo un gradino, però, di lividi ne ho riportato uno solo, sul ginocchio che ha frenato la caduta... Una figuraccia da non crederci.... un male al ginocchio da piangere...
Di certo ora so che il detto 'quando cadi vedi tutta la vita che ti passa davanti' è parzialmente vero. Quando sono caduta dalle scale, nel momento stesso in cui ho sentito che il piede non aveva incontrato il gradino, già vedevo che stavo volando giù e già pensavo oddio no, no... ho letteralmente visto quanto male avrei potuto farmi, e cosa avrei potuto fare per aggrapparmi al corrimano e ho anche pensato che avrei voluto tornare un passo indietro per stare più attenta e tutto nello spazio di una frazione di secondo. Giusto il tempo di cadere. Una cosa strana. La mente e i suoi percorsi. 
La volta del bar mi sono rialzata subito, posto pubblico, si pensa subito alla figura mai al male che ci si  è effettivamente fatti. Qualcuno, ricordo di aver visto con la coda dell'occhio, ridacchiava pure e io pensavo che mi ero fatta davvero male, che atterrare sul cemento a peso morto non corrisponde all'idea di divertimento di nessun essere umanoo sano di mente e che, a voler ben guardare, non c'era proprio niente da ridere. Semmai, c'era da chiedere se avevo bisogno di qualcosa, magari ridendo, si, ma almeno chiedere, ma pazienza... Questa volta delle scale mi sono tirata su e poi seduta sui gradini malefici e ho sospirato, mi sono accertata di essere ancora integra e funzionale, ho pianto, più per il fatto di essere così maldestra che per il male, poi mi sono alzata e me ne sono andata, pensando...
E mi è venuto in mente un libro che lessi tanti anni fa, si intitolava 'Diario di una sciamana di città', di Corine Sombrun. In qualche punto del libro l'autrice scriveva che 'per i Mongoli il fatto di tagliarsi o di avere un incidente è segno di un'anima in disordine'. 
Mi sono chiesta se fosse il mio caso. Il nostro disordine interiore che si trasforma in disordine, caos e sventatezza esteriore. E cadi. O ti tagli. O sei distratta. E allora cadi. O ti tagli. 
Può essere, mi sono detta. Penso che la cosa nasconda un fondo di verità. Proprio perchè prestiamo poco orecchio alle esigenze della nostra anima, del nostro inconscio, o perchè abbiamo perso ogni connessione con il nostro io più nascosto, quello richiama la nostra attenzione con atti sovversivi.
Effettivamente la mia anima è un po' agitata ultimamente. Ne ho già scritto, non mi dilungo. Un periodo un po' di fatica, come se le cose e le situazioni avessero i contorni sfilacciati, confusi, poco chiari... ne ho preso atto, sono convinta che sia solo una fase da attraversare. Capita di passare delle fasi in cui forse bisogna fermarsi per riflettere, per fare il punto della situazione, per vedere dove si sta andando, se la strada è giusta, o anche solo per ricaricare le batterie e ripartire più centrati e concentrati, così da vedere bene dove si mettono i piedi...

domenica 13 settembre 2015

Le piccole cose fuori posto

In questo particolare periodo della mia vita mi piacerebbe molto vivere dentro uno di quei blog dedicati alla cucina. Oppure, potendo addirittura scegliere, entrare in una di quelle riviste dalle copertine patinate che si occupano di arredamento shabby chic. Shabby chic, suonano eleganti e ordinate perfino le parole. Un salto nel virtuale o nella carta stampata, stile Pleasantville.
Guardo le foto dei blog o sulle riviste e sospiro... è tutto così bello, preciso, pulito, ordinato... perfino poetico.  Poi guardo la mia cucina dopo aver preprarato il pranzo, o anche mentre lo sto preparando, se proprio voglio farmi del male, e sembra che qualche mobile sia esploso durante la mattina... o sembra che io sia in fase di trasloco... 
E non sto parlando di mega pranzi e/o cene con gli amici o pranzi per le feste comandate. No. Parlo di cucina domestica per semplici necessità di sopravvivenza quotidiana. 
Va bene, mi dico, la cucina è piccola, basta impastare della pasta e poi stenderla che già lo spazio diventa una questione di vita o di morte. Eppure, questa piccola scusa non mi soddisfa del tutto. 
Va bene, aggiungo, non sono a livelli di catastrofe ambientale; c'è ancora spazio per muoversi, sedersi su sedie e poltrone... manca però quell'ordine beato che regna sovrannaturale nei blog o nelle riviste... certo, sospetto che prima dei servizi fotografici tutto venga sistemato per bene, o anche accatastato in quell'unica stanza che nessuno ammetterà mai che esiste, ma che tutti hanno, anche se ridotta ad uno scatolone da nascondere sotto al letto.
Anche se non ho mai creduto fino in fondo alle case immacolate, almeno per quanto riguarda le case di amici e parenti e conoscenti, quelle nelle quali puoi imbatterti ogni giorno, non quelle delle riviste, per intendersi, non le ho nemmeno mai amate perchè ho sempre pensato che fossero un po' inquietanti. Se c'è troppo ordine vuol dire che nessuno ci vive in una casa, vuol dire che non si vive la casa. Insomma, la casa in cui si vive non può essere come un museo, bisogna avere la libertà mentale di sapere che, se proprio proprio ti prende in un pomeriggio non ben definito, devi avere la possibilità di saltare perfino sul materasso del tuo letto, come fanno nei film certe volte.
...eppure, nonostante questa sottile inquietudine nei confronti del super-ordine, da me, in questo periodo, ci sono tante piccole cose fuori posto, cose che potrebbero facilmente trovare un qualche tipo di collocazione fuori dal mio campo visivo e di movimento. Cose che mi disturbano proprio perchè non riesco a trovare loro un posto fuori dal mio campo visivo.
E' come se non avessi il controllo e penso che la mia casa rifletta un po' la mia situazione di vita generale... come se non avessi controllo o un piano regolatore, tutto avviene, si modifica, si evolve di giorno in giorno senza definizioni. Non so se è bene o è male, cerco di evitare dicotomie etiche, perchè altrimenti non ne esco più...
Tuttavia, se l'ordine incerto che mi circonda un po' mi infastidisce, allora vuol dire che questa situazione del non controllo non mi piace molto... e infatti a me piace pensare di poter fare sempre tutto da sola, ma in realtà non ci riesco o mi riesce quanto meno difficile, come in questo periodo... ma sono anche ostinata e orgogliosa e mi è molto difficile chiedere, sia anche chiedere semplicemente aiuto...
E quindi per ora le piccole cose fuori posto resteranno fuori posto ad aspettare la stanza che non esiste oppure una collocazione tutta per loro... quanto a me, mi limito a prendere nota dei cambiamenti dell'anima, delle situazioni della vita, ma senza soffermarmi troppo sul loro aspetto negativo. Non ho voglia di pensare che sono disordinata, amante del controllo, poco efficiente o totalmente senza indirizzi ora... preferisco pensare che sia una fase della vita da attraversare, che qualcosa di buono ne verrà fuori alla fine, che forse devo solo riflettere e accettare... e mentre rifletto faccio marmellate, che trovo decisamente più producente dell'incaglirmi in pensieri melmosi... c'è una specie di potere taumaturgico nel mescolare la frutta e lo zucchero e lasciare andare quello che non va, riciclarlo quasi in qualcosa di buono, in tutti i sensi...

mercoledì 9 settembre 2015

dalla tv alla complessità della vita.

Molte volte seguo la televisione solo ascoltandola perchè, a meno che non si tratti di un film che voglio davvero davvero vedere, ci sono sempre almeno un milione di cose da fare e la tv mi fa da sottofondo. Cucino, pulisco, lavo i piatti, scrivo sul blog e intanto ascolto... e spesso e volentieri, ultimamente, quando sento la parola 'sexy', mi prende una specie di prurito uditivo... un fastidio che dall'orecchio si irradia veloce a zone imprecisate della mente e dell'anima... 
Per un po' ho lasciato stare, non importa mi sono detta, avanti dritta, sempre... ma poi mi sono fermata a chiedermi perchè mi infastidisce così tanto. A quanto pare questo è un periodo di riflessione sui fastidi dell'anima. Una cosa che forse non puoi spiegare al tuo medico di base, (un po' alla Mina e Grillo in 'Dottore'): dottore, ho l'anima infastidita, che posso fare? Metto un cerotto? Una pomata? No. Allora ci penso. 
Mi infastidisce perchè penso: possibile che sia una delle poche cose importanti, se non vitali? Possibile che se non sei sexy sei out? Possibile che non ci siano altre qualità da sdoganare? In questi anni? Possibile? Possibile che ti devi vestire, tirare, agghindare, aggiustare solo per essere sexy? Possibile che devi andare in palestra, calzare scarpe, infilare biancheria e vestiti solo per essere sexy? Ma perchè? E per chi? 
Possibile che non si possa parlare anche d'altro?
Possibile che non si possa dire che si può essere tante cose diverse, ed essere ugualmente, se non di più, interessanti? Che si può essere, per esempio, gentili, educati, simpatici, perfino degli idioti inenarrabili e guadagnare punti su tutta la linea del campionario 'sexy'? 
Possibile che non si possa dire che le alternative alla palestra, al fisico sempre in tiro e perfetto, all'inutile e sciocco e sterile tentativo di fermare il tempo e cristallizarsi in una giovinezza di plastica sono le mille piccole attività di cui è fatta la vita...non lo so, penso per esempio allo stare in cucina e preparare qualcosa di buono che poi dividerai con altri, alla ricetta che condividerai con l'amica e che passerai un giorno a qualcun'altro... penso alla piccola soddisfazione che ti darà quella rosa fiorita come una sfida, quasi, perchè avevi raccolto una pianta che qualcuno aveva buttato via e tu le hai dato una seconda possibilità...
penso ai piccoli fastidi anche, il dover lavare montagne di piatti e sistemare e pulire e rimettere in ordine tutti i santi giorni sempre le stesse cose, per esempio... o al tuo cane che ti sradica sistematicamente le piante che incontra nelle sue perlustrazioni... 
Ma è così. E' la vita. E' qualcosa di incredibilmente semplice e paradossalmente complicato. 
Certo, la cosa 'sexy' è tentatrice, anche a me piacerebbe andare a letto la sera con la camicia di seta, le ciabattine col tacchetto e il ciuffetto di pizzo e, chi lo sa, le mille e una notte poi... 
...però, tutto sommato, preferisco una sana realtà e un po' di umorismo... preferisco alzarmi al mattino con il mio nido di capelli spettinati e indomabili e pensare che anche oggi ce la farò e sarò io, come piace a me, perchè piace a me, perchè lo dico io, perchè lo decido io, perchè la vita non si può etichettare e catalogare, perchè bisogna reinventarsi tutti i giorni per arrivare integri e ancora sani di mente la sera...
e perchè penso che la sera, quando vai a dormire, è molto più importante essere soddisfatti di sè e di quello che si ha fatto durante il giorno, del tipo di biancheria che indossi... 
così come penso che durante il giorno è decisamente più importante essere equilibrati e completi e gentili col prossimo, ma anche avere qualcosa di interessante da dire, avere delle opinioni e dei punti di vista propri e anche delle sensazioni sui fatti della vita, rispetto al basare tutto esclusivamente su quello che si indossa o su come lo si indossa....

mercoledì 26 agosto 2015

Il sottile equilibrio tra devo e vorrei...

...ricordo un film di tanti anni fa, una commedia americana-molto-americana e molto moderna. Il titolo l'ho eliminato ma mi è rimasta impressa questa cosa che diceva la protagonista: che le donne fanno sempre delle liste per ricordarsi tutti gli impegni della giornata. 
E' vero. Le faccio anch'io le liste. Preferibilmente mentali, ma a volte, in quelle giornate complicate e pesanti che ti piombano addosso ogni tanto, me le devo pure scrivere. Che poi, una volta scritte non le controllo più, ma il sapere di averle mi dà una garanzia in più che riuscirò a fare tutto, ma proprio tutto. Infallibile. Come sempre. Come ci si aspetta da me. Sempre. 
...così è da qualche tempo che rifletto sul fatto che la parola 'devo' risuona sempre più spesso nel mio vocabolario mentale. Minacciosa e inquietante. Di una pesantezza sfiancante quasi. 
Mi alzo la mattina e già comincio col devo fare questo e quello, faccio colazione col devo, mi vesto e continuo a 'dover' questo e quello... fino a pomeriggio inoltrato e a sera, quando i 'devo' di oggi lasciano già posto ai 'devo' di domani...
...e un giorno imprecisato questo 'devo' è uscito dal cono d'ombra del subconscio e si è palesato. 
Ho preso paura, sul serio. Ho cercato di sostituirlo con un più rassicurante 'dovrei', ed anche ad eliminarlo del tutto, lasciando solo una lista sconnessa di sostantivi: dentista, spesa, carrozzeria, immondizie, biblioteca, colloqui, scuola... 
...una volta diventato un pensiero conscio, ho cercato di spiegarmi perchè sono così ossessiva con i doveri, in particolare in questo periodo. E' perchè penso che tutti si aspettino sempre il massimo da me o perchè sto cercando di tenere tutto sotto controllo, in particolare in questo periodo? E' perche percepisco che il mio modo di sentire e vedere è cambiato ultimamente e non so se mi piace o meno e allora mi ancoro ossessivamente alla piccole cose o perchè sento che le persone che mi circondano sono poco interessate a me, al mio mondo, al mio sentire? Oppure è solo perchè ho millemila cose da fare e altre millemila idee, sensazioni, pensieri, progetti che vorrei non dico mettere in pratica, ma almeno approfondire oltre ad un: 'ciao, sono questa nuova idea....' -'Ah, ciao, sì, interessante, ma ne parliamo più tardi...'
Un po' tutto questo. Un delirio.
..ecco, vorrei, vorrei veramente (dovrei? sul serio?...) riuscire a vivere un po' più leggera in questo periodo. Perchè le cose da 'dover' fare ci sono, è innegabile, ma non dovrebbero avere sempre il posto più importante. Non dovrebbero soffocare i vorrei o i voglio e la creatività, che sia mentale o pratica. 
Allora penso che vorrei uscire a fare una passeggiata e respirare, e immergermi in questa bella giornata di fine estate, accarezzata da un vento sbarazzino.
Vorrei dormire tutto il pomeriggio senza sentirmi in colpa. 
Vorrei comprarmi quel bel libro di cucina pieno di foto e pensieri, libro che ho puntato mentre curiosavo in libreria e che so si adatterebbe alla mia anima, l'ho capito solo guardando la foto in copertina...
Vorrei un nuovo paio di scarpe col tacco, perchè i tacchi si adattano ai miei momenti di confusione e mi equilibrano la mente...
Vorrei riuscire a staccare la spina, almeno una volta al mese...

sabato 22 agosto 2015

Cambiamenti, profumi nuovi e antichi...

...tempo di cambiamenti...
...dopo il caldo torrido delle scorse settimane che aveva annullato qualsiasi ambizione vitale, creativa o di pensiero, passiamo nel Regno di Mezzo e transitiamo delicatamente verso l'autunno, la stagione del cuore, del sentire, della dolcezza malinconica...
... dopo il tempo degli insetti notturni e delle falene che svolazzavano allegramente attorno alla lampada del portico, passiamo a delle specie di api giganti (che api non sono perchè di notte dovrebbero dormire... saranno forse vespe?) o comunque loro parenti, enormi, inquietanti e apparentemente impossibilitate a vivere lontane dal mio portico, le sento ronzare in lontananza e la cosa mi disturba... mi spaventano, come le api loro parenti e i bombi loro cugini  e gran parte dei loro amici appartenenti alla vasta famiglia degli insetti... 
... dopo una fase in un certo senso 'mistica' delle origini di questo blog, passo a una fase più domestica e casalinga... mi sono forse addomesticata? (Diario di una Sibilla Domesticamente Moderna? ...)...
... non lo so... e non mi interessa ... mi limito ad osservarli e ad accoglierli, questi cambiamenti. Come fossero piccoli doni ( a parte le api giganti...). Forse quando si cambia vuol dire che una parte di noi è già pronta a seguire nuove strade, ad imparare nuove cose, ad evolversi, ad esplorare nuovi mondi, interiori e non...
... mi turba di più il non essere intimorita da questo mio sentire, del resto io sono stanziale, non sono mai stata una viaggiatrice (se non nel pensiero...) . Solo la mia anima è nomade, tutto il resto di me ha radici profonde nelle mie cose, nelle mie stanze quasi... 
...ma in questo momento il cambiamento è come il vento in riva al mare, porta profumi nuovi e antichi, porta idee e immagini e voglia di fare e solo il timore che il tempo sia troppo poco... 

lunedì 8 giugno 2015

La stagione della madeleine...

...quasi un anno di silenzio... 
a volte la vita ti assorbe, ti prende nel suo vortice di impegni e piccole cose quotidiane e resta poco spazio, pure per pensare... 'ed è subito sera', come nella famosa poesia...
.senza nemmeno accorgersene, ti ritrovi alle dieci di sera e, con quel minimo di energia che rimane, pensi di poter fare ancora chissà cosa... e invece è una grazia del Cielo se riesci a trovare la strada del letto ancora cosciente!
...vabbè, ma è così... pure questo fa parte del gioco...

...riflettevo, in questi giorni, mentre facevo almeno 3 cose contemporaneamente, che quest'anno la mia stagione della madeleine di proustiana memoria è questa, questo principio di estate inaspettatamente caldo...
La stagione della madeleine la chiamo, perchè la luce, gli odori, quello che mi circonda, tutto mi riporta inconsapevolmente e con forza indietro nel tempo, senza nostalgia... ma con una sorta di curiosità a ritroso, un andare a rivedere com'ero, cosa facevo, le mie sensazioni di allora... 
quest'anno, tra l'altro, la cosa mi ha colta in anticipo e alla sprovvista, di solito mi capita in quel periodo di passaggio tra l'estate e l'autunno, quando le ombre iniziano ad allungarsi quasi impercettibilmente, un periodo che mi assomiglia molto di più del sole sfrontato ed irriverente dell'estate... ma tant'è... le cose cambiano, le persone cambiano aspetto e sensibilità, e quindi quest'anno scivolo piacevolmente sull'onda dei ricordi lontani...  

...mi sono spesso chiesta, in quest'anno di silenzio, come mai non avessi più parole da dire... me ne sono fatta una colpa, un peso Era un pensiero fastidioso nascosto lontano... non che io abbia da dire chissà che di così fondamentale per il genere umano, qui è spesso stato piuttosto un fermare nel tempo pensieri che altrimenti si sarebbero persi nel mare della quotidianità. Persi per sempre. Un po' un peccato perchè a volte certi pensieri fanno riflettere e possono modificare il corso delle cose, anche solo i punti di vista... però stasera i pensieri hanno ricominciato a fluire liberi e capricciosi, portati da un vento che non so mai quando arriverà e se sarà impetuoso o una semplice brezza, leggera come una carezza... 
...è che la vita ti cambia, a volte ti modifica i contorni senza che tu nemmeno te ne accorga.

mercoledì 6 agosto 2014

gioca, la luce, gioca...

...c'è una luce incredibile stasera, quasi settembrina... mi fa sempre pensare ai primi giorni di scuola, al rientro dalle vacanze estive, giorni che erano ancora leggeri, seppure velati dalla sottile malinconia del rientro al tempo del dovere, dello studio... 
...adoro questa luce, il suo essere gentile e rassicurante, così diversa dalla luce impietosa e tagliente dei mezzogiorni di luglio e di agosto, così piena di ombre e contorni e spessori... gioca con i contorni delle foglie e dei cancelli... mi rispecchia così tanto...se fossi luce, come ci si domandava nel giochetto che si faceva da bambini, sarei la luce di questo periodo...

lunedì 9 giugno 2014

...mi sento fragile, come un foglio di carta velina...
...si dice che capiti, almeno una volta nella vita... eppure, quando capita, non si è ben preparati... 

giovedì 5 giugno 2014

Rumore

...è già qualche giorno che sogno ad occhi aperti il momento di andare a letto, di allungarmi sotto le coperte e dormire, beatamente dormire, e sognare, forse... (ma di sognare non è il momento, ultimamente sogno solo quando la luna è in fase calante, una marea di sogni sconclusionati e invadenti, immagini corpose e opprimenti quasi, che si accalcano come se temessero di non essere sognate, come a recuperare tutte le notti in cui la misteriosa porta dell'inconscio resta chiusa...)... ma poi, come si fa sera, e pian piano notte, il sonno, o meglio, l'idea del sonno se ne va, risucchiata via, chissà dove e chissà come...
...in un certo senso, penso sia il rumore del giorno che mi si accumula dentro, tutte le chiacchiere, la musica, le parole, i pensieri, i pensieri e le parole degli altri che accumulo e che non riesco poi a smaltire, che mi sommergono come un'onda fastidiosa quando sarebbe invece l'ora di rilassarsi... stasera, perfino il ronzio del computer mi infastidisce, un ulteriore rumore da smaltire...
...spengo la tv, e mi accorgo che ricomincio a respirare, come se avessi trattenuto il fiato tutto il giorno... è incredibile quanto rumore ci circondi, e quanto ci siamo ormai abituati a questo 'sottofondo' , la tv ci rimbambisce tutto il giorno con gente che parla parla parla incessantemente parla del nulla (ma quante parole si usano per non dire nulla), la gente intorno ha una necessità quasi spasmodica di cianciare a non finire, di chiedere, domandare, esternare, raccontare, spiegare, esaminare, dissezionare, dettagliare... e poi le radio, le macchine, gli aerei, gli elettrodomestici, i clacson, i campanelli, i cani... aiuto... ! 
...a pensarci bene, se ascolti bene, c'è sempre un qualche rumore di sottofondo che ti si accumula dentro...
... a volte mi dico che sono io quella strana, se migliaia di persone convivono in modo razionale con questo sottofondo perchè io non ci riesco? E allora ok, sono strana... a ben guardare ho sempre avuto bisogno di oasi di silenzio per fare i punti delle situazioni, per vedere le cose in maniera più chiara, per ricaricarmi... 
... ci vorrebbe un metodo per chiudere le porte alla percezione dei rumori molesti. Una barriera al mondo, che possa penetrare le anime fino ad un dato punto, oltre no. Oltre è il territorio del silenzio, quello curativo, quello che serve per non perdersi... 
...oppure un metodo per sbarazzarsi del surplus di tutto ciò che di molesto si è assorbito durante il giorno... 
...onestamente, non so cosa sia più facile, io non ho scoperto nè l'uno nè l'altro, altrimenti a quest'ora sarei a letto a dormire, a sognare forse... chissà... 

martedì 4 marzo 2014

Silenzio

...e se sfracellassi i piatti dei servizi scompagnati?
...così, tanto per eliminare inutile zavorra o fare un mosaico con i cocci che mi restano, o semplicemente per rompere questo assurdo, sterile, vuoto, incomprensibile, pesante, inutile, assordante silenzio di oggi... e, a ben guardare, anche di ieri.
Il silenzio è una battaglia impari. E' come la Medusa, ti pietrifica.
Lo senti già quando te lo servono, freddo e ostile. Lo sai che non c'è soluzione di sorta, che è inutile chiedere, pregare, implorare per avere un appiglio e cercare un'apertura... Lo sai già che sei tagliata fuori, chiusa fuori dalla porta...
...e io capisco, capisco sempre, tutto e tutti. Sempre. Comunque. 
Oggi però mi è pesante da sopportare e da gestire. E l'anima urlatrice che cova silenziosamente dentro di me, che ho imparato, se non proprio ad acquietare, ma almeno a gestire in parte con l'età, a volte, come stasera, ruggisce dentro... la sento che si arrampica per uscire, che graffia e brucia per uscire... e faccio finta di niente... lavo i piatti, mi metto lo smalto, gioco con i gatti, cerco vie di fuga, alternative al fastidio, al sottile dolore di sentirmi un'estranea in un territorio che mi appartiene, e faccio finta di niente... 
...e penso che un tempo, a quest'ora, avrei già sfracellato contro il muro tre quarti della credenza...

' The silence is deafening' - The Good Shepherd

lunedì 30 settembre 2013

Pensieri e Stagioni

...piove quasi incessantemente da ieri e tutti i telegiornali, e anche molte persone, giù a dire che l'estate è finita e io guardo il calendario e penso, beh è praticamente ottobre, mi sembra anche normale che l'estate sia finita... o vogliamo andare al mare anche in dicembre? 
Insomma, non siamo in Australia e nemmeno in California... siamo nella cara, vecchia Europa, dove le stagioni, per quanto sembrino essersi ridotte a due, in teoria sono quattro e, in fin dei conti, ognuna ha il suo perchè e i suoi lati positivi e negativi, come la pioggia in autunno che è una vera seccatura...
Mi annoia un po' tutto questo cianciare sull'estate come l'unica stagione in cui si 'vive'...se fossimo orsi o scoiattoli potrebbe anche andare bene, tanto in inverno si va in letargo o si sta chiusi nella tana sull'albero al calduccio a sgranocchiare ghiande, ma siamo esseri umani esposti alle intemperie e se fossimo più umani e meno esseri forse, e dico forse, potremmo cogliere il bello che arriva con ogni stagione, armonizzandoci con la Natura e i suoi cicli, come un tempo sapevamo fare... 

...son partita dalle stagioni, seguendo tutto un percorso che non ricordo, come spesso succede con i miei pensieri, ma in realtà è da qualche giorno che penso che una delle cose che mi stata più spesso 'rimproverata' o semplicemente fatta notare, è la mia difficoltà a raccontarmi... 
E' vero. Lo ammetto. 
A volte penso che, se aprissi lo scrigno del mio essere, succederebbe un pandemonio, crollerebbero mondi, le galassie muterebbero configurazione e chissà... 
In qualche modo ho cercato di capire perchè sono così... e sono arrivata alla conclusione che in parte è la mia natura, in parte mi è stato indotto... a volte mi piacerebbe raccontare, iniziare dal principio e poi continuare, districando i nodi, come con la lana, e srotolare la mia vita per poi intrecciarla in qualcosa che abbia un senso, un significato... ma mi rendo conto della difficoltà insita in tutto questo, mi rendo conto della mia incapacità a farlo e del fatto che quando mi vengono poste domande personali, mi chiudo come un riccio e vivo queste domande come una specie di intrusione nella mia anima... 
...o forse, non è ancora arrivato il momento di raccontarsi... e ancora, raccontare significa anche avere orecchie pronte a ricevere, orecchie che abbiano voglia di ascoltare senza poi formulare giudizi troppo facili, perchè nessuno può dare giudizi sui percorsi degli altri...

lunedì 23 settembre 2013

Missione agendina sul comodino...

...ieri sera, proprio appena prima di addormentarmi, in quel limbo in cui non sai più se dormi e sei ancora cosciente o se sei cosciente però già dormendo, avevo dei bei pensieri profondi che avrei voluto sviluppare ... 
...ho anche pensato, in un ultimo lampo di lucidità, che avrei dovuto segnarmeli, giusto un appunto, ma poi, nell'ultimissimo sussulto di coscienza, mi sono detta ma no, te lo ricorderai domani mattina...
...e invece no. 
No. 
Non mi ricordo assolutamente a cosa stessi pensando... sto invecchiando... dovrei tenermi un'agendina sul comodino e prendere appunti, anche se già dormo, forse senza nemmeno accendere la luce perchè poi mi prende una rabbia silenziosa nel perdermi qualcosa che mi sarebbe piaciuto approfondire... come lasciare l'ultima fetta di torta in frigo per gustarsela la sera con la calma e poi scoprire che qualcuno se l'è mangiata e goduta al posto tuo...
...ma che pazienza ci vuole a volte, anche con se stessi... forse soprattutto con se stessi...

mercoledì 10 luglio 2013

I grazie non detti

...rifletto oggi, dopo una mattinata piuttosto impegnativa a contatto con la gente, su quante persone trovino indicibilmente difficile dire 'grazie'.
Sono solo sei lettere, non è poi questo grande spreco di fiato, questa fatica insormontabile.... eppure molte persone lo vivono come una debolezza, una specie di mancanza quasi, una qualche forma di colpa... c'è così tanta gente arrabbiata lì fuori, arrabbiata sì. Piena di risentimento verso la vita, verso il paese in cui vive, verso il prossimo, verso il mondo; gente che ti approccia abbaiando quasi, gettandoti in faccia il proprio risentimento perchè, oltretutto, secondo loro, tu non riesci a capire perchè stanno male, perchè soffrono di qualche tipo di male, fisico e/o spirituale...
Ci sono persone che sono convinte di poter fare sempre e comunque tutto da sole, e vivono male anche il chiedere un aiuto, perchè può capitare di stare male e di avere bisogno di una mano... basta chiedere, gentilmente alle persone che si hanno intorno...nonostante il mondo difficile in cui viviamo, io credo ancora che un aiuto lo si dia o si cerchi in ogni modo possibile di darlo, quando ci viene chiesto... e dopo basta un grazie, gentile, col cuore...
Sono convinta che un grazie fa bene alla salute, di chi lo dà e di chi lo riceve, distende i nervi e aiuta a sentirsi meglio, è un piccolo segno di speranza...

martedì 9 luglio 2013

Piccole chiese...

...mi piacciono molto le piccole chiese di paese, dove alla domenica suonano ancora le campane per chiamare i fedeli alla messa, e le senti le campane, immerso come sei nel silenzio che ti circonda...
e ti avvii piano per strada, incontrando le altre persone che si affrettano per non perdere la funzione...
...piccoli posti dove tutti si conoscono ( e ti guardano un po' straniti e molto curiosi perchè sanno che tu sei 'forestiera'...) e il parroco in genere è un po' anziano, ma conosce bene le sue pecorelle, e tiene delle prediche lente e antiche, intercalando racconti sulla sua vita, sulle sue esperienze...
...e le chiese sono semplici, anche un po' dimesse forse, senza troppi arredi, senza tanto oro e fasti, ma fresche e accoglienti...
...è un po' un modo per rivivere un tempo che non c'è più ed è anche un modo per riuscire a sentire non tanto che Dio è vicino a noi ma che noi siamo davvero vicini a Dio, e questo fa la differenza...

martedì 9 aprile 2013

Elogio della routine

Qualche giorno fa, su facebook, c’era una citazione (di Coelho) che diceva, più o meno, che se l’avventura ti spaventa, prova la routine, è letale. Sull’onda dell’entusiasmo ho cliccato mi piace, poi però mi ha colpito il fatto che qualcuno aveva commentato di non essere proprio d’accordo.
E questo mi ha fatto pensare.
La maggior parte delle frasi postate su facebook si riferisce a come le persone vorrebbero vivere la propria vita piuttosto a come di fatto la vivono. Tante frasi sull’avventura, appunto, sul cogliere l’attimo o sul come si vorrebbe assestare un bel calcione catartico a tante persone o situazioni e al vivere ‘in un altro posto’, come se fosse l’unica soluzione intelligente della Vita. Come se il vivere la propria vita quotidiana, la propria routine quotidiana, fosse una scelta di serie B, da sempliciotti, insomma.
Insomma, io dissento.
Certo, immagino che vivere girando il mondo e scoprendo nuovi posti, nuove situazioni, nuove persone possa essere eccitante. Penso che ti mantenga l’adrenalina sempre a mille, che ti faccia sentire vivo. Ma penso anche che possa essere stancante e, in un certo senso, anche superficiale. I luoghi, le situazioni e soprattutto le persone, richiedono tempo e attenzione. Bisogna essere in qualche modo ‘stanziali’ per capire ciò che ti circonda, se ti appartiene e se tu gli appartieni. E così l’avventura, è bello sì avventurarsi alla scoperta, ma è anche pieno poi gustarsi seduti ciò che hai scoperto.
…sto facendo un elogio della routine, forse… ma forse è l’implicito significato negativo che diamo alla parola a rendere così ostico il concetto… Insomma, se fossimo tutti degli esploratori, non esisterebbero case né famiglie, né figli o giardini da curare, piatti da cucinare e tramandare e tutti quei lavori che richiedono calma, attenzione e concentrazione, da ripetersi ogni giorno, fino a renderli perfetti… e poi, nessuno ti dice che puoi avventurarti anche nel mondo che ti circonda, quello che dai per scontato perché credi di conoscerlo… ci sono tanti posti, parchi, musei, scorci delle città in cui viviamo tutti i giorni che sono certa ci sono del tutto sconosciuti. Basta guardare il mondo con occhi diversi, con occhi curiosi e cercare di evitare la facile, superficiale e pericolosa pratica dell’etichettare il prossimo, le cose, le situazioni…e l’altrettanto facile pratica di citare frasi che, una volta estrapolate dal loro contesto originale, tutto sommato risultano troppo semplici, anche un po’ banali.
E tanto per contraddire questa mia ultima affermazione, cito qui una frase trovata in un blog: I suppose I’m a sparrow, a stay-at-home bird’, non ricordo di chi sia, ma mi ci ritrovo assolutamente. Dice: suppongo di essere un passero, un uccello domestico. Appunto.


giovedì 28 marzo 2013

Gemme di Primavera

...sta arrivando la primavera, timidamente, quasi bussando alle porte dell'inverno...
...ed è tutto un germogliare... piccole gemme spuntano sui rami, occhietti colorati e corolle delicate ti osservano facendosi belli nei prati e mi accorgo che anch'io piano piano ricomincio a respirare, come se qualcosa di gelato si stesse sciogliendo...
...è il bello della primavera, si rinasce un po' tutti, basta farci caso...